Ogni cosa si tinge con le diverse tonalità del colore viola, dando vita ogni sera, con i suoi spettacolari riflessi, ad una visione sempre nuova.
(Platone, IV secolo a.C.)
L’area deve il suo nome alla descrizione del filosofo Platone che, navigando lungo questo tratto di mare, rimase colpito dalle varie tonalità di viola, caratteristico colore che assumono in certe ore del giorno le limpide e profonde acque che lambiscono le sue spiagge. Queste sono spesso raggiungibili solo dal mare ed interrotte da tipiche falesie rocciose, che dall’Aspromonte si immergono rapidamente, facendo sì che si possa attribuire alla Costa Viola la denominazione di “montagna a mare”. La bellezza del mare violaceo e l’unicità della costa frastagliata esaltano uno scenario unico e suggestivo, avvolto dal mito e dalle leggende che tutt’oggi resistono.
La credenza popolare fa derivare il colore della Costa dalla leggenda di Donna Canfora, ricca nobildonna che, respinta l’offerta d’amore di un saraceno, da lui venne attirata con l’inganno sulla sua nave. Da questa si lanciò per non infrangere il ricordo del marito, e nel punto in cui la donna annegò le acque diventarono di colore azzurro e verde smeraldo. Il ricordo di Donna Canfora rivive ancora oggi quando le onde, infrangendosi sulla terraferma, simulano l’abbraccio della donna alla sua terra.